Between September and November 2016 the REScEU project conducted a cross-country public opinion survey in France, Germany, Italy, Poland, Spain, Sweden and the United Kingdom.   The main purpose of the REScEU Mass Survey is to observe EU citizens’ positioning on four lines of conflict around which the politics of social Europe is mostly structured. These lines of tension deal with the ultimate EU mission, the principle of interstate solidarity in the EU, the free movement within the EU and the divide between integration and autonomy.   Furthermore, the REScEU Mass Survey investigates the respondents’ propensity to voice their aversion towards certain EU political decisions and their opinion on the role of the EU during the crisis as well as its future. Considering the outcome of the “Brexit” referendum of 23 June 2016, the questionnaire administered to British respondents mainly focused on their attitudes towards the referendum and potential post-Brexit scenarios.     Read the main findings on the REScEU mass survey in the attached document
The latest EuVisions article by Giulia Bistagnino and Carlo Burelli, on the brexit issue is featured on Linkiesta    
Piero Tortola, one of REScEU's researchers and director of EuVisions was interviewed by Federico Taddia on Radio 24, during the programme "L'altra Europa", which deals with the current EU themes. You may find the interview here from minute 10.00 http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/altra-europa/trasmissione-giugno-2016-130140-gSLAotvggB
The REScEU project is looking for an University/Institution/Private company to subcontract the management of an élite survey and a mass survey, that falls withbin the scope of the project, in six European countries, i.e. France, Germany, Italy, Poland, Spain, and the United Kingdom. For the details of the surveys please consult the Document of Work you may find in the webpage dedicated to the "project". The content of the questionnaire will be provided by the REScEU team. With the results of the surveys, the REScEU team will produce reports and papers, maintaining the intellectual property of the results. The surveys must be conducted between September and December 2016. ELITE SURVEY: The target groups for the elite survey are national MPs and former MPs in the six countries. A total of n=70 interviews need to be conducted in each country (total 420 interviews). The questionnaire's lenght is estimated in 20 minutes.MASS SURVEY: The mass survey comprises 1,250 respondents per country (total 7,500 interviews) interviewed using a mixed-mode approach (CATI-CAWI). The questionnaire's lenght is estimated in 20 minutes. Please send your request for offer by 8 July 2016 to Maurizio Ferrera at This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. , stating that the cost estimation is for project REScEU, Reconciling Economic and Social Europe ERC grant n. 340534. In your offer, please specify: whether the offer covers the mass survey, the élite survey, or both surveys. description of your services and of the personnel devoted to the REScEU surveys methodology for the mass survey methodology for the élite survey cost for the mass survey cost for the élite survey any other cost associated to the survey timeline of the work payment method   Please note that REScEU project is subject to VAT exemption.   For any doubts please write to This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.                    
New editorial by Maurizio Ferrera, also available on Il Corriere della Sera, 8 April 2016   Gli anziani con più di 65 anni sono più di tredici milioni, più di un quinto della popolazione. E’ comprensibile che le loro esigenze siano al centro del dibattito politico e che le pensioni e la sanità  assorbano la parte preponderante della spesa sociale. Si tratta del “welfare per la sicurezza e la cura”, rivolto a quei cittadini che hanno già dato il loro apporto alla collettività durante la vita attiva. Non un costo, dunque, ma un giusto ritorno per il lavoro svolto, l’impegno sociale, i contributi versati e le tasse –che peraltro continuano ad essere pagate anche durante il pensionamento. Il problema delle risorse non può tuttavia essere ignorato. Ogni dato anno, pensioni, sanità, servizi per gli anziani devono essere finanziati dal gettito di quell’anno. Le imposte e i contributi del passato sono stati già spesi, non c’è alcuna “riserva” disponibile. Anzi, da decenni lo stato italiano spende più di quanto incassa. Per alimentare il “welfare per la sicurezza” è indispensabile avere alti tassi di crescita e di occupazione. Su questo fronte l’Italia è messa male. La produttività è da anni in declino rispetto ai paesi concorrenti. La quota di lavoratori sulla popolazione adulta (18-65) è fra le più basse d’Europa. Fra le cause, vi è anche l’assenza di politiche pubbliche mirate ed efficaci. Abbiamo urgente bisogno di un “welfare per la crescita e la competitività”, che affianchi le persone – a cominciare dai giovani e dalle donne in generale- nei loro percorsi lavorativi, garantisca formazione permanente, consenta la conciliazione famiglia-lavoro, fornisca ammortizzatori sociali intelligenti, faciliti la mobilità e la flessibilità. Lo stato deve essere il regista del “welfare per la crescita”, ma molto può e deve essere fatto a livello decentrato, grazie alla collaborazione fra imprese e sindacati. E’ la strada imboccata, con grande successo, dalla Germania. Anche noi stiamo facendo i primi passi, prima col Jobs Act, ora con il ventaglio di misure a favore della contrattazione aziendale. Ma occorre procedere più speditamente e investire più risorse. Serve infine un “welfare per l’inclusione attiva”, rivolto alle fasce più deboli. L’Italia ha da anni una preoccupante anomalia: i più deboli sono i minori che vivono in famiglie disagiate, con i genitori disoccupati o inattivi, collocati ai margini estremi del mercato del lavoro. Molti di questi bambini e adolescenti abbandonano la scuola e non riescono a inserirsi (i famosi Neet: circa un milione e mezzo). Il loro capitale umano è basso, in molti casi persino più misero di quello dei loro genitori. Nei confronti di questi giovani la società ha doveri di inclusione non inferiori ai doveri di protezione verso gli anziani. Non si tratta solo di equità, ma anche di efficienza. Senza robuste passerelle che immettano nel mercato del lavoro studenti motivati e competenti, il motore della crescita s’inceppa prima ancora di dar frutti sul piano della produttività e dell’occupazione. Sul versante dell’inclusione dobbiamo ribadire una scomoda verità: siamo sempre stati la…
The REScEU team is delighted to introduce you to EuVisions, a new online observatory and data collection project on social Europe that has recently been launched as part of my ERC-funded project REScEU(Reconciling Economic and Social Europe). We invite you to log into the EuVisions website, where you will be able to read an already wide array of articles and briefings from our observatory, and have a first look at the methodological setup of our data section, which will be phased in during the next few months. We also invite you to subscribe to the EuVisions newsletter, containing the latest news and analyses in the area of social Europe, and to follow EuVisions on its Facebook and Twitter pages. Finally, if you wish to be updated on the progresses of REScEU, you can subscribe to the RSS feeds you find on this website. 
Non è facile decifrare la spirale di polemiche in atto fra Roma e Bruxelles. Per quanto importanti sul piano finanziario, non è credibile che tutto si riduca a questioni di “zero virgola”, di applicazioni più o meno restrittive delle clausole di flessibilità. Il conflitto va piuttosto ricondotto all’intreccio di partite che si sono aperte con Bruxelles su vari fronti. Innanzitutto, non rispettando molte delle raccomandazioni ricevute lo scorso giugno, la legge di Stabilità per il 2016 ha creato una ferita nei rapporti con la Commissione, proprio mentre si invocavano deroghe sul deficit. Come dire: noi abbiamo il diritto di ignorarvi, voi il dovere di aiutarci. Incautamente e con troppo fragore, Renzi ha poi aperto dossier delicatissimi (dal gasdotto Nord Stream alle norme sulle banche), rompendo logiche da arcana imperii che è difficile in questo momento ricostruire con precisione. La rottura ha pesato, infiammando gli animi. Ci sono però due altre spiegazioni, una più superficiale, l’altra più profonda. Leggerezza, emotività e stereotipi, in primo luogo. A parte rari esempi, i leader italiani a Bruxelles hanno sempre dovuto scontare pregiudizi negativi. Qualche tempo fa, commentando le ambizioni europee di Renzi, il diffusissimo magazine online Il Politico lo ha attaccato per come si atteggia nei confronti degli altri leader, per come usa il cellulare, per il suo inglese “da clown”. La strategia migliore per il nostro Presidente sarebbe quella di lasciar perdere, di alzare il livello della conversazione. Renzi invece risponde e incalza i critici con battute “virili” (per usare il brutto epiteto usato da Juncker), facendo così ripartire il tiro al bersaglio. La spiegazione “profonda” è più rilevante, soprattutto per impostare una strategia di uscita. La crisi del debito ha cambiato la gerarchia politica fra i paesi UE. Con il Fiscal Compact si è data vita a una Comunità imperniata su criteri di “stabilità finanziaria rafforzata”, che ha di fatto e di diritto accresciuto il potere dei paesi del Nord.  Tale diagnosi è largamente condivisa fra gli scienziati politici (per chi vuole approfondire consiglio la lettura di States, Debt and Power di K. Dyson, 2013). In parte,  questo nuovo assetto ha portato benefici a tutta l’Eurozona: la tenuta dell’euro e i prestiti ai paesi in difficoltà. Ha anche spronato i nostri governi a fare irrinunciabili compiti a casa. Ma si sono prodotti anche nuovi problemi. La stabilità rafforzata garantisce i paesi del Nord contro il rischio di irresponsabilità fiscale dei paesi del Sud, ma condiziona fortemente questi ultimi nelle loro opportunità e percorsi di crescita. I condizionamenti sono spesso indiretti e occulti, ma ci sono e funzionano a nostro danno. La sfida è quella di metterli allo scoperto, evidenziarne gli effetti perversi sul piano funzionale (per tutta l’Eurozona) e i loro risvolti di iniquità, nel quadro di un’Unione fra eguali. E’ su questo obiettivo strategico che il nostro governo dovrebbe concentrarsi. Abbandonando prima possibile la logica “verticale” del conflitto fra Italia e Bruxelles e attivando invece a tutti i livelli un confronto sui diversi modelli di crescita dell’Europa e i loro prerequisiti in termini…
Sulla questione della “flessibilità” Matteo Renzi ha conseguito alcuni importanti successi in Europa. Per vincere la partita deve però persuadere Angela Merkel, dimostrando che le richieste italiane rispondono a un qualche interesse comune e non solo nazionale. Finora non c’è riuscito, come ha da ultimo mostrato l’incontro di venerdì a Berlino. I vincoli di bilancio dell’Eurozona sono troppo stretti, Renzi ha ragione a volere un cambiamento. Di più: fa bene a dire che si tratta solo di applicate le regole. Quando fu scritto il Patto di Stabilità e Crescita (1997), vennero inserite alcune deroghe per far fronte a determinate circostanze. I criteri di applicazione non sono però mai stati definiti con precisione. Il primo successo del governo italiano è stato quello di ottenere un chiarimento scritto durante il semestre di Presidenza, nella seconda metà del 2015. Adesso sappiamo quando un paese può chiedere (e Bruxelles deve concedere) una esenzione temporanea dai vincoli sul deficit. Formalmente, il chiarimento è stato fatto dalla Commissione. Ma il merito è di Roma: Juncker si è comportato in modo inelegante nel non volerlo riconoscere. La seconda vittoria è arrivata nella primavera scorsa, quando Renzi ha effettivamente ottenuto la flessibilità sui saldi di bilancio per il 2015. La Commissione tenne conto di due condizioni: l’Italia era seriamente impegnata in un processo di riforme strutturali e di promozione di investimenti; il ciclo economico del nostro paese era ancora particolarmente negativo. Uno scostamento dagli obiettivi di finanza pubblica precedentemente concordati fu dunque ritenuto ammissibile in base ai nuovi criteri. Nell’autunno scorso è iniziata la terza battaglia. Il governo ha nuovamente invocato la flessibilità, in base alla clausola degli investimenti. Ha poi aggiunto due altre richieste: lo scorporo delle spese sostenute per l’emergenza migratoria e di quelle pro quota per gli aiuti alla Turchia(i tre miliardi complessivi promessi da Angela Merkel a Erdogan per contenere il flusso di rifugiati). Il tiro alla fune è ancora in corso. La Commissione ha per ora sospeso il giudizio sulla legge di Stabilità 2016 e venerdì a Berlino Angela Merkel ha detto che “non vuole immischiarsi”. Un modo indiretto per dire: attenzione. La prospettiva di una nostra sconfitta, anche solo parziale, va messa in conto. La vera posta in gioco non è però l’esito di questa terza disputa, ma dell’intera partita sulla flessibilità e l’euro-governo. L’interesse dell’Italia (e di tutti i Paesi membri più deboli) si estende ben al di la del 2016 e di alcuni punti di decimale da spendere in deficit. Bisogna piuttosto consolidare l’idea che l’Eurozona non si gestisce con regole rigide e con formule numeriche largamente arbitrarie. Per funzionare correttamente, l’Unione economica e monetaria richiede istituzioni decisionali capaci di prendere provvedimenti rapidi e imperniati su tre principi: discrezionalità “per buone ragioni”, flessibilità regolata e orientata alla crescita, responsabilità democratica. Da un lato, niente più dogmi tecnocratici e letti di Procuste con misure uguali per tutti. Dall’altro lato, compiti a casa, senza opportunismi o rivendicazioni motivate unicamente da tattiche elettorali. La carta della flessibilità va insomma giocata come elemento di…
Interview with Maurizio Ferrera by European Commission's DG Research and Innovation On January 27 the College of Commissioners hosted an orientation debate on President Juncker's initiative on establishing a European Pillar of Social Rights. The initiative is part of the Commission's goal to achieve a European "Triple A" in employment and social affairs. DG RTD Open and Inclusive Societies asked Prof. Maurizio Ferrera to elucidate the issues at stake and to help set the parameters of a constructive debate. Maurizio Ferrera is Professor of Political Science at the University of Milan. He has been serving on various Advisory Commissions at national and EU levels as well as on several editorial boards of academic journals and publishers. Professor Ferrera has published widely in the fields of comparative welfare states and European Integration. His last book in English is The Boundaries of Welfare (Oxford University Press, 2005, French translation in 2009); in Italian he has recently published Rotta di collisione. Euro contro welfare? (Laterza, 2016) . In 2013 he has been awarded an ERC Advanced Grant for a five-year project on “Reconciling Economic and Social Europe: ideas, values and consensus” (Resc-EU). In relation to the Commission's initiative on a European Pillar of Social Rights, what do you think its priorities should be? What kind of benchmarks for upward convergence in employment and social affairs would you put forward? And how would they fit into existing policy and coordination processes? It is important to situate the discussion of the European Pillar of Social Rights (EPSR) within the wider strategy that President Juncker outlined in his last State of the Union speech. That speech has revealed a novel sensitivity to the political dimension of the EU, understood in the deep sense of preserving stability, order, mutual trust and compliance, common interests, fairness; and, through all this, regaining legitimacy for the EU as a necessary condition for guaranteeing liberty, security, equity and prosperity. The EPSR is mentioned as one of the key policy measures of the new “political” strategy. The term EPSR is an ambitious one, it contains a high symbolic potential which must not be squandered by immediately collapsing this policy measure into a technical “work program” about the legal modernization of the acquis, new benchmarks and even more “targetology”. The “pillar” metaphor evokes something strong, robust, foundational, durable. To build a new pillar, one needs good scaffolding. In the case of the EPSR, this scaffolding must be intellectual and “visionary”. It should build and capitalize on two notions which are at the core of the European Social Model and the way it is understood by national policy makers and public opinions: social protection and social investment. In what way is the EPSR linked with these two spheres/components? What is its distinctive contribution? As far as social protection is concerned, I suggest that the strategic long term goal should be that of defining a common EU safety net, especially within the Eurozone. The crisis has shown that when asymmetric shocks suddenly hit, the very livelihoods…
Curious about how social Europe is perceived in the media? The EUvisions observatory is the place to look! A new section is available on the website. It is called Ideas Monitor, and it presents regular overviews of the public intellectual debate on social Europe, as it emerges from traditional media outlets, such as newspapers and magazines, as well as online publications and the wider blogosphere.   More new sections will soon be available on the EUvisions observatory, stay tuned!

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